Editori contro Google. Ancora.


gnews

Grandi gruppi editoriali in questi giorni hanno scritto alla commissione europea accusando Google, Yahoo, ecc. di rubare il loro lavoro.

L’accusa è diretta, ancora una volta, nei confronti degli aggregatori di notizie (Google News nda) colpevoli di mettere gratuitamente a disposizione degli utenti le pagine dei giornali; perché di questo si tratta.

Miope lamentela?
No, non credo. D’altronde se un editore mette liberamente disponibili dei contenuti su di un sito, è perché vuole che qualcuno ci arrivi e li legga. E se qualcuno fa gratis il lavoro per lui è normale che si lamenti? Se poi lo stesso editore utilizza (pagando) che so… adwords per promuovere alcuni servizi, la rimostranza diventa paradossale.

Miope lungimiranza?
Probabile. Sembra tanto un passo fatto con l’intenzione di arrivare prima possibile a ottenere un riconoscimento istituzionale del problema che porti i grandi(?) provider a riconoscere royalty per i diritti d’autore, in puro stile Youtube-Majors. Ma non sta in questi termini la soluzione dei problemi dell’editoria.

E se Google mandasse a tutti gli editori una mail PEC con scritto «Caro editore, vuoi ancora i miei utenti? Allora da domani si paga!»?

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  1. #1 di Paolo C. - 21 luglio 2009 alle 18:27

    E’ un problema di cultura. L’attacco indiscriminato ai link, senza capirne il valore è tipico di chi non ha un briciolo di legame al web. Molti editori, sebbene spesso siano lanciati anche bene con i propri siti nel web, non nascono da esso e tendono a risolvere nuovi problemi, nella maniera alla quale sono abituati.

  2. #2 di Sara - 16 settembre 2009 alle 18:20

    Secondo me il problema non esiste, in realtà. L’aggregatore di notizie è utile per avere una panoramica di quello che il web, in merito all’informazione, mi offre. Però una volta lette le prime righe dell’articolo/notizia, il lettore è spesso invogliato ad andare all’origine dell’articolo e vedere come è stato fatto, le foto o i video collegati. I commenti fatti, se la testata lo permette.
    La potenza del web sta proprio nella multimedialità. E chi usa un aggregatore non è, nella maggior parte dei casi, l’utente sprovveduto.

(non sarà pubblicata)

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