NYTimes (online) a pagamento. Di nuovo?


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Dopo il flop del 2005 il New York Times vuole nuovamente tentare la strada di far pagare la lettura del suo quotidiano nella versione online. In realtà pare che l’ultima parola spetti proprio ai lettori a cui l’editore chiederà, attraverso un sondaggio, se sono disponibili al salto. Come andrà?

Tutti gli editori del mondo, in trepidante attesa dei risultati del sondaggio newyorkese, si chiedono da sempre, ma con particolare forza mediatica da un paio di mesi, se il modello pay per read possa funzionare.

La scelta del pagamento, a detta degli stessi grandi editori, pare essere l’unica soluzione possibile per tamponare il calo delle copie vendute. Ma non è così. Questa è una visione antica che non tiene in considerazione tanti aspetti proprio del web. La soluzione passerà probabilmente da un mix di contenuti tra cui anche news a pagamento (tutte?).

Ma se la carta ha il problema delle copie invendute, l’online ha scoperto che quello basato sulla sola pubblicità è un modello di business che stenta ancora (dopo tanti anni) a decollare. Allora anche per gli editori online si affaccia la necessità di mettere a pagamento le proprie informazioni?

Layla Pavone, presidente di Iab Italia ha recentemente dichiarato che «E’ troppo tardi per fare pagare le notizie agli utenti, almeno se parliamo di internet, perché per quanto riguarda il mobile il discorso è già molto diverso. Sul web è difficile fare un passo indietro dopo quasi venti anni di notizie free. Personalmente non credo che l’informazione a pagamento possa avere un impatto positivo sui business model delle aziende editoriali».

Cambiare le abitudini dei lettori è probabilmente complicato, ma un approccio graduale potrebbe essere tentato, a condizione che si parli di contenuti di alta qualità.

E l’informazione locale?

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  1. #1 di Fabio Lorto - 7 agosto 2009 alle 17:35

    Temo che chi perseguirà la strada delle news a pagamento subirà un calo delle utenze e conseguentemente un (ulteriore) calo della pubblicità, insomma si innescherà una linea di autodistruzione, il tutto a favore di chi continuerà a fornire informazione gratuita. E’ triste ma è proprio così.

(non sarà pubblicata)

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