Libertà condizionata? La rete non accetta il bavaglio. Nessuna tutela ma intimidazione.


Dichiariamo la nostra posizione contraria rispetto a quanto sta accadendo: un vero attentato alla libera informazione.

Le intercettazioni sono sicuramente uno strumento essenziale per contrastare crimini e reati.
E si potrebbe anche considerare che l’uso più accorto e ponderato di queste possibilità – sia da parte dei magistrati che dei giornalisti – avrebbe evitato una proposta drastica come quella portata avanti a suon di “fiducia” da chi governa.

Ma non si tratta solo di intercettazioni: questo è uno degli argomenti trattati, forse quello più discusso.

In pericolo c’è anche la libertà di Internet: un attacco a tutto quello che è libera informazione nel web.
Secondo questo disegno di legge licenziato giovedì al Senato, l’intera blogosfera verrebbe posta sotto il giogo dell’obbligo di rettifica. Questa assurda richiesta si ritrova al comma 29 dell’art. 1 del disegno di legge 1611.
Questa legge arranca e non arriva allo scopo dichiarato.

Tutti hanno diritto, senza ledere diritti altrui, di essere informati e di partecipare nel web alla libera circolazione di idee e pensiero, come la Costituzione sancisce. Il disegno di legge presentato assomiglia ad una minaccia, diretta anche agli editori, e utilizza pesanti sanzioni previste per chi trasgredisce.

La vera trasgressione sarebbe accettare il bavaglio e la libertà condizionata della rete.
ANSO non li accetta.


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  1. #1 di Daniele Pozzati - 14 giugno 2010 alle 11:22

    Probabilmente, se leggeste il DDL vi rendereste conto che non cè nessuna limitazione alla libertà di stampa ma senzaltro una maggior responsabilità di chi scrive e di quello che scrive.

  2. #2 di Nicola Favero - 14 giugno 2010 alle 12:21

    L’urgenza del “ddl Bavaglio” è direttamente proporzionale alla Paura del governo ed inversamente proporzionale alla sua Onestà.

    Noi URLIAMO “No al Bavaglio”. Per chi volesse supportare la Causa #noalbavaglio con un “Triangolo Giallo”?
    Basta un click – http://twb.ly/c8S7A0

    @Daniele: Sei sicuro d’averlo letto bene?

  3. #3 di Betto Liberati - 14 giugno 2010 alle 12:40

    @Daniele Pozzati
    Esistono già sistemi per perseguire chi utilizza i mezzi di informazione a scopo diffamatorio, e in Italia sono – con susccesso – ampiamente utilizzati.

    Le responsabilità sono facilmte individuabili, almeno a livello dei media.

    Ma la filiera dell’informazione non è composta solo dagli ultimi 3 anelli (giornalista-direttore-editore); ne fanno parte molti altri, talvolta con responsabilità ben più pesanti. Ne facciamo parte tutti, anche come semplici cittadini/lettori.

    Limitare il lavoro del giornalista/direttore/editore significa limitare la libertà, sia essa di stampa, di opinione, di parola, di informazione, ecc.

    Si parla tanto di intercettazioni, ma i problemi sono altri, e altre sarebbero le soluzioni tecniche, giuridiche e comportamentali da adottare.

  4. #4 di Mauro Bergamo - 14 giugno 2010 alle 18:58

    Trovo incredibile che con tutti i problemi che abbiamo il governo si okkupi di questo……
    mavala che ci fregano tutto, bisognerà stare attenti anche a quello che si pensa tra un po!!!
    resistenza

  5. #5 di Pierclaudio Zavalloni - 18 giugno 2010 alle 23:05

    Ma quale bavaglio ?! Siate più seri e piantatela di stracciarvi le vesti : il muro di berlino è caduto 20 anni fa,la disinformacjia non attacca più!

(non sarà pubblicata)