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	<title> &#187; Layla Pavone</title>
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	<description>Il blog ufficiale dell'Anso</description>
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		<title>Pubblicità online 2009: +10,5%. Quanto è vero?</title>
		<link>http://blog.anso.it/2009/07/18/pubblicita-online-2010-105-quanto-e-vero/</link>
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		<pubDate>Sat, 18 Jul 2009 00:04:50 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Betto Liberati</dc:creator>
				<category><![CDATA[Pubblicità]]></category>
		<category><![CDATA[Iab Forum]]></category>
		<category><![CDATA[Layla Pavone]]></category>
		<category><![CDATA[Pubblicità online]]></category>

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		<description><![CDATA[Chiusa l&#8217;edizione romana di Iab Forum 2009, quello che ne rimane sono i numeri elargiti dal palco nei vari interventi. Come al solito sono quelli positivi (ce ne erano di negativi?) a lasciare traccia di se nei vari blog e quotidiani online, ma quanto sono attendibili? In sostanza il 2009 sarà un anno positivo per la [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a rel="attachment wp-att-73" href="http://blog.anso.it/2009/07/18/pubblicita-online-2010-105-quanto-e-vero/pubblicita/"><img class="alignnone size-full wp-image-73" title="pubblicita" src="http://blog.anso.it/wp-content/uploads/2009/07/pubblicita.jpg" alt="pubblicita" width="612" height="239" /></a></p>
<p><a rel="attachment wp-att-73" href="http://blog.anso.it/2009/07/18/pubblicita-online-2010-105-quanto-e-vero/pubblicita/"></a>Chiusa l&#8217;edizione romana di <a href="http://www.iabforum.it/iab-forum-roma-2009/agenda/" target="_blank">Iab Forum</a> 2009, quello che ne rimane sono i numeri elargiti dal palco nei vari interventi. Come al solito sono quelli positivi (ce ne erano di negativi?) a lasciare traccia di se nei vari blog e quotidiani online, ma quanto sono attendibili?</p>
<p><span id="more-72"></span></p>
<p>In sostanza il 2009 sarà un anno positivo per la pubblicità ma solo per quella online: <strong>+10,5%</strong>. Tutti gli altri giù con tonfi dal 9,4% (radio) al 21,5% (stampa), passando per il 10,2% della tv e il 13,6% delle affissioni. Un dato positivo per <strong>Layla Pavone</strong> (Presidente Iab Italia) specialmente alla luce del risultato degli altri media e in riferimento al momento storico.</p>
<p>Ma ammesso che la previsione venga confermata nei mesi, nonostante il segno + davanti al 10, anche l&#8217;advertising online registrerebbe una brusca frenata nella sua crescita rispetto agli inarrestabili anni precedenti: colpa della crisi o il mercato comincia a stabilizzarsi?</p>
<p>La crisi (o meglio la paura dei mercati) ha sicuramente fatto la sua parte: nei primi 6 mesi dell&#8217;anno alcuni <em>centri media</em> sembravano &#8220;paralizzati&#8221;, e alcuni in particolar modo proprio sull&#8217;online. Ma allora da dove arriva questo speranzoso 10,5%?</p>
<p>Il dubbio che rimane è che si butti dentro un po&#8217; tutto, Google compreso (soprattutto), e che resti fuori una fetta di cui è difficile &#8211; ad oggi &#8211; conoscere la consistenza, ma che nel futuro dovrebbe rappresentare un fetta appetitosa della torta da spartire: la pubblicità locale.</p>
<p>Forse eventi come Iab Forum dovrebbero evolvere e aprirsi di più al mercato, ma quello fatto di PMI che ancora oggi guardano all&#8217;online come al futuro e non al presente.</p>
<p>Meno autocelebrazione e più evangelizzazione.</p>
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		<title>NYTimes (online) a pagamento. Di nuovo?</title>
		<link>http://blog.anso.it/2009/07/11/nytimes-online-a-pagamento-di-nuovo/</link>
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		<pubDate>Sat, 11 Jul 2009 20:54:22 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Betto Liberati</dc:creator>
				<category><![CDATA[Futuro dell'informazione]]></category>
		<category><![CDATA[Layla Pavone]]></category>
		<category><![CDATA[New York Times]]></category>
		<category><![CDATA[Notizie a pagamento]]></category>

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		<description><![CDATA[Dopo il flop del 2005 il New York Times vuole nuovamente tentare la strada di far pagare la lettura del suo quotidiano nella versione online. In realtà pare che l&#8217;ultima parola spetti proprio ai lettori a cui l&#8217;editore chiederà, attraverso un sondaggio, se sono disponibili al salto. Come andrà? Tutti gli editori del mondo, in trepidante [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a rel="attachment wp-att-55" href="http://blog.anso.it/2009/07/11/nytimes-online-a-pagamento-di-nuovo/nytimes/"><img class="alignnone size-full wp-image-55" title="nytimes" src="http://blog.anso.it/wp-content/uploads/2009/07/nytimes.jpg" alt="nytimes" width="612" height="239" /></a></p>
<p>Dopo il flop del 2005 il <a href="http://www.nytimes.com" target="_blank">New York Times</a> vuole nuovamente tentare la strada di far pagare la lettura del suo quotidiano nella versione online. In realtà pare che l&#8217;ultima parola spetti proprio ai lettori a cui l&#8217;editore chiederà, attraverso un sondaggio, se sono disponibili al salto. Come andrà?</p>
<p><span id="more-49"></span></p>
<p>Tutti gli editori del mondo, in trepidante attesa dei risultati del sondaggio newyorkese, si chiedono da sempre, ma con particolare forza mediatica da un paio di mesi, se il modello <em><strong>pay per read</strong></em> possa funzionare.</p>
<p>La scelta del pagamento, a detta degli stessi grandi editori, pare essere l&#8217;unica soluzione possibile per tamponare il calo delle copie vendute. Ma non è così. Questa è una visione antica che non tiene in considerazione tanti aspetti proprio del web. La soluzione passerà probabilmente da un mix di contenuti tra cui <em>anche</em> news a pagamento (tutte?).</p>
<p>Ma se la carta ha il problema delle copie <em>in</em>vendute, l&#8217;online ha scoperto che quello basato sulla sola pubblicità è un modello di business che stenta ancora (dopo tanti anni) a decollare. Allora anche per gli editori online si affaccia la necessità di mettere a pagamento le proprie informazioni?</p>
<p><strong>Layla Pavone</strong>, presidente di <a href="http://www.iab.it" target="_blank">Iab Italia</a> ha recentemente dichiarato che «E<em>’ troppo tardi per fare pagare le notizie agli utenti, almeno se parliamo di internet, perché per quanto riguarda il mobile il discorso è già molto diverso. Sul web è difficile fare un passo indietro dopo quasi venti anni di notizie free. Personalmente non credo che l’informazione a pagamento possa avere un impatto positivo sui business model delle aziende editoriali</em>».</p>
<p>Cambiare le abitudini dei lettori è probabilmente complicato, ma un approccio graduale potrebbe essere tentato, a condizione che si parli di contenuti di alta qualità.</p>
<p>E l&#8217;informazione locale?</p>
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